su livesicilia.it, 1 settebre 2012
“Il governo vuole far fallire la Gesip, così come l’Amia, per vendere tutto ai privati. Dietro la crisi delle aziende, ci sono interessi criminali e finanziari e gruppi economici vicini al Pd”. Un atto d’accusa pesante, pesantissimo, quello che l’assessore comunale Giusto Catania rivolge all’esecutivo di Mario Monti e ai grandi partiti nazionali il giorno dopo l’esplosione dell’emergenza Gesip, i cui lavoratori da oggi sono in astensione dal lavoro e dalla retribuzione. “Chiedo ai palermitani di manifestare solidarietà agli operai”.
Assessore, alla fine la bomba Gesip è esplosa…
“Sì, ma noi abbiamo l’obbligo di salvare i servizi e i lavoratori attualmente impiegati nella società E’ un obbligo politico e morale non solo per l’amministrazione comunale, ma per l’intera città. Evidentemente, però, quest’obbligo non è sentito da tutti: anzi, qualcuno cinicamente pensa che sia solo di Orlando e della sua giunta”.
A chi si riferisce?
“E’ evidente che questa vicenda è determinata da interessi finanziari criminali e da un cinismo delle forze politiche che attualmente governano il Paese ma non la città”.
Le sue sono accuse pesanti…
“Le dirò di più: in questi anni, avevano già deciso a chi vendere i servizi della Gesip e dell’Amia. La giunta Orlando ha ereditato una situazione drammatica con due aziende già poste in liquidazione. Qual era il disegno della precedente amministrazione su Amia e Gesip, mi chiedo? L’obiettivo mi pare evidente: privatizzare i servizi o alcuni di essi, quelli economicamente più appetibili. Volevano distruggere le aziende per svenderne i servizi con il conseguente massacro sociale, disinteressandosi degli esuberi che si sarebbero determinati. Il disegno era questo, è mancato solo un elemento: che Orlando e la giunta hanno vinto le elezioni. Noi siamo in questo momento il granello di sabbia che blocca un ingranaggio già messo in moto, che coinvolge i grandi gruppi finanziari nazionali che sostengono il governo Monti, i grandi gruppi economici che gestiscono i servizi nelle grandi città del Nord Italia e che sono vicini al Pd, che avevano già deciso di mettere le mani sui servizi di questa città. Questa è la cosa drammatica. E’ indubbio che il disegno fosse questo ed è ancora questo”.
A quali gruppi economici e industriali si riferisce?
“Basta andare a vedere chi gestisce i servizi a Torino, a Bologna o a Genova, dove in questi anni c’è stata la privatizzazione dei servizi pubblici locali che ha coinvolto amministratori e imprenditori legati al Pd. Si tratta di chi sostiene, oggi, questo governo”.
Che interessi avrebbe il governo a far fallire la Gesip?
“Guardiamo le scelte compiute da questo esecutivo: privatizzare, favorire gruppi finanziari e bancari, distruggere il tessuto produttivo ed eliminare la povertà, uccidendo i poveri. E’ un disegno cinico. E accanto a questo c’è un altro disegno, stavolta politico, delle forze che sostengono in Parlamento Mario Monti. Da parlamentare europeo ho firmato alcuni atti nell’interesse della Sicilia, penso allo sblocco dei fondi europei, insieme a Musumeci, Castiglione e Musotto, distanti anni luce politicamente da me, con cui non ho condiviso mai niente, ma l’ho fatto nell’interesse della Sicilia. E’ imbarazzante il silenzio dei parlamentari nazionali di Pdl, Udc, Fli e Pd di fronte all’interesse di Palermo. Quando parliamo di Gesip, non parliamo solo di un’azienda o di una giunta, ma di un problema della città. I lavoratori gestiscono servizi fondamentali. Non sentire alcuna voce dei parlamentari palermitani, che non hanno fatto neanche un comunicato stampa o una telefonata ai ministri che stanno sostenendo, è sconcertante. E’ un silenzio colpevole, forse qualcuno spera che, davanti a questa crisi reale di Palermo, Orlando si dimetta”.
Il sindaco, secondo lei, farà un passo indietro?
“Sarebbe un regalo a chi pensa di togliere questo granello di sabbia dall’ingranaggio perverso, speculativo e criminale, non sarebbe utile per la città e per i lavoratori. Del resto, i segnali erano già arrivati con l’incendio a Bellolampo. Le due vicende non sono slegate, ci sono elementi comuni. Ci sono grandi interessi sulla gestione dei rifiuti a Palermo e sui servizi: avere bruciato in modo doloso la discarica e avere messo in difficoltà la raccolta dei rifiuti è stato un atto mirato a far passare il messaggio che è più utile dare tutto ai privati, che il pubblico non funziona. Ecco perché in giunta abbiamo detto che continuiamo la battaglia per i servizi e i lavoratori e che vogliamo mantenere pubblici tutti i servizi della città”.
L’amministrazione cosa chiede al governo?
“Che rispetti gli impegni presi. Il governo ha garantito al commissario Latella, con un’ordinanza di protezione civile, 10 milioni di euro che però non sono mai arrivati per intero. Perché non arrivano gli altri cinque? E’ un segnale politico, visto che è cambiata l’amministrazione? Il fatto che sia arrivato un governo politico non va bene? E perché? Addirittura, in condizioni di protezione civile peggiorate, perché allora non c’era ancora l’incendio di Bellolampo, il governo Monti ricatta la città: non dà i soldi se prima non gli diciamo come si smantella l’azienda, quanti sono gli esuberi, quanti i licenziamenti, dimostrando il disegno politico di voler privatizzare e smantellare. E’ una vicenda inquietante: il governo rispetti gli impegni con la città e poi ragioneremo insieme con i sindacati, che non possono essere esclusi come pretendeva il governo. Tutti insieme decideremo quale sarà il modo migliore di gestire servizi al netto del fatto che l’azienda a dicembre va liquidata. Ma attenzione: la vicenda Gesip non è nata ieri”.
Si riferisce all’operato dell’amministrazione Cammarata?
“Certo, la vicenda non è slegata dagli ultimi 12 anni di amministrazione. Cammarata ha fatto fallire la Gesip e l’Amia, questo è il tema che va affrontato. Le ha fatte fallire per venderle ai privati. Sentire qualche consigliere comunale legato a Cammarata attaccare Orlando è semplicemente assurdo: dovrebbero stare in silenzio almeno per i prossimi cinque anni, non hanno titolo neanche alla critica visto quello che hanno combinato e visto come hanno lasciato la città. Le critiche vanno oltre il ridicolo, non sono ammissibili: c’è un limite anche alla decenza. E guardate che distruggere la Gesip aiuta le infiltrazioni criminali”.
In che modo?
“Nella storia del Mezzogiorno, distruggere il tessuto produttivo e la gestione pubblica dei servizi ha solo favorito l’infiltrazione criminale. Abbiamo 1800 avoratori disperati: qualora andasse in porto il disegno del governo Monti, rischiamo solo di fare un regalo alle organizzazioni criminali”.
Ma non c’è stata troppa leggerezza, da parte del sindaco, nel fare certe promesse in campagna elettorale?
“No, nessuna leggerezza. In campagna elettorale Orlando ha detto quanto stavamo tentando di fare e vogliamo fare tuttora. Attraverso un processo di coinvolgimentio dei sindacati e del governo, avremmo costruito una strategia per garantire i servizi pubblici e l’occupazione a tutti i lavoratori Gesip. Il piano presentato e su cui abbiamo tratteggiato le prime linee di indirizzo, è la linea che vogliamo perseguire. Ma il governo non ha mantenuto la promessa fatta alla città, però siamo ancora in condizione di predisporre un piano industriale, un’idea precisa sulla riorganizzazione dei servizi e la messa a valore di 1800 lavoratori”.
La voratori che però hanno già cominciato a protestare, creando non pochi disagi…
“Noi abbiamo rispetto per la loro protesta, ma chiediamo loro di avere rispetto per la città. La loro protesta è legittima, non possono assistere inermi alle promesse non mantenute dal governo per ragioni esplicite, abbiamo rispetto per la loro rabbia ma chiediamo loro di avere rispetto per noi e per la città. Chiediamo ai palermitani di manifestare solidarietà ai lavoratori Gesip: si può discutere sulla qualità del servizio, ma il vero tema è che hanno garantito servizi importanti, meno male che ci sono stati. Ora ci saranno disservizi evidenti”.
Il Comune non ha predisposto un piano alternativo?
“Predisporre alternative serve solo a limitare il danno. Abbiamo incontrato la capo area delle Risorse umane per predisporre un piano, ma siamo in difficoltà. Mettiamo toppe ma non possiamo dire che siamo in condizione di fare un piano alternativo, possiamo solo limitare i danni. Ma i danni restano tutti”.